Secondo la fenomenologia, l’istituzione sociale rappresenta un programma per l’azione: accostandosi ad essa, l’individuo sceglie di percepire intimamente un percorso educativo e formativo più o meno vincolante per ottenere un’identità individuale e/o collettiva da esercitare nel tempo. Il matrimonio, come anche la Chiesa, sono da considerarsi un esempio. Alcune istituzioni, però, agiscono con un potere inglobante più compromettente di altre (simbolizzato nell’impedimento allo scambio sociale e all’uscita verso il mondo esterno, concretamente fondato nella struttura fisica dell’istituzione): il sociologo statunitense Erving Goffman, in “Asylums”, usa l’appellativo di “totali” per definirle.
Max Weber individua una forma di potere, che egli descrive come la probabilità che ha un certo soggetto ha di imporre la propria volontà all'interno di una relazione sociale. Esiste dunque una manifestazione generalizzata e informale del potere, consistente nella capacità di ottenere qualcosa contro la volontà altrui, senza necessariamente dover ricorrere a dei comandi espliciti. Le disuguaglianze nella distribuzione del potere non sono un prodotto esclusivo della società istituzionalizzata, ma hanno una radice più profonda nella natura dei rapporti umani in generale. Il potere non è solo un fatto istituzionale e burocratico: ogni interazione tra gli uomini è in qualche modo aperta all'istaurazione di rapporti di potere. L'autorità Da un lato ci sono le relazioni di potere informali, che pervadono tutte le interazioni sociali; dall'altro lato ci sono le relazioni di potere istituzionalizzate, cioè rese formali e ufficiali da un sistema di posizioni e di ruoli ac...
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